Vivere in comunità:
una chiamata di Dio
Vivere nel mondo
- Quando si parla di comunità si pensa a
una vita in comune e alla condivisione dei beni. Nell'Emmanuele che
cosa significa "essere in comunità?"
- "Essere in comunità" è avere prima di tutto
qualche cosa in comune, da condividere. La Comunità dell'Emmanuele
è una comunità di vita. I suoi membri vi entrano in risposta
ad una chiamata di Dio: vivere insieme per servire. È il riconoscimento
comune di questa chiamata che fonda l'unità della Comunità.
- In che cosa consiste questa chiamata?
- Come per molte altre comunità la chiamata nasce dall'esperienza
dell'effusione dello spirito. Le persone, rinnovate da questa esperienza,
scoprono o riscoprono il senso del loro battesimo. Hanno allora il desiderio
ma anche la possibilità di viverlo pienamente.
A questa esperienza vengono ad aggiungersi dei mezzi pratici, nati dall'intuizione
di Pierre Goursat, fondatore della Comunità dell'Emmanuele. Pierre
insisteva in modo particolare sul radicamento della fede nell'adorazione.
È l'adorazione che ci porta all'evangelizzazione e alla compassione,
che è l'amore che nasce dal Cuore di Gesù per tutti gli
uomini, quelli che soffrono nel corpo o perché non conoscono
Dio. La compassione è il legame vitale tra adorazione ed evangelizzazione:
ricevuta nell'adorazione, si esprime nell'evangelizzazione. Ecco ciò
che abbiamo in comune; non è possibile essere membro della Comunità
dell'Emanuele senza viverlo pienamente. È una chiamata che può
essere vissuta da ogni battezzato.
Non possiamo vivere questo da soli. La Comunità ci permette di
sostenerci gli uni gli altri per realizzare questa chiamata e mettere
in pratica la carità. La vita in comunità è il
luogo dove esercitare concretamente la fede, la speranza e la carità:
la fede in Gesù Cristo nella grazia del battesimo; la speranza
per tutti gli uomini perché crediamo che Dio vuole salvarli -
dobbiamo perciò lavorare in questo senso -; la carità
amandoli praticamente e non intellettualmente. Niente di meglio allora
che vivere in comunità.
- In che cosa consiste questa vita comunitaria?
- Pierre Goursat ha immaginato dei mezzi pratici per fare vivere insieme
delle persone secondo uno stile di vita adeguato al nostro tempo, lo
stile di vita di tutti, di persone "normali" inserite nella
vita professionale. Questa chiamata è diretta a persone molto
diverse tra loro, di ogni professione, di ogni età, di ogni ambiente
sociale, di ogni razza e di tutti i paesi del mondo.
Ci riuniamo tutte le settimane in piccoli gruppi senza sceglierci gli
uni gli altri: sono le maisonnées. Abbiamo anche delle riunioni
mensili per pregare, condividere le nostre esperienze di vita e di evangelizzazione
e lasciarci insegnare dalla Chiesa.
Siamo perciò una vera comunità di vita. Un legame molto
forte ci unisce gli uni agli altri nella vita quotidiana grazie a queste
riunioni settimanali e mensili, e grazie ai numerosi contatti che si
creano nei servizi di evangelizzazione che svolgiamo insieme.
Ogni membro è inoltre incoraggiato a prendere ogni giorno un
tempo di preghiera personale e a partecipare alla vita sacramentale
(eucaristia quotidiana, regolare frequenza del sacramento della riconciliazione
…). Per noi è essenziale. Vengono poi forniti in seno alla
Comunità insegnamenti a carattere teologico, biblico, ma anche
umano e pratico (come vivere la propria vita cristiana?) È proposto
anche un sostegno personale, l'accompagnamento. L'accompagnamento ci
permette di fare regolarmente il punto della situazione, con un membro
più anziano di comunità e accreditato in questo servizio,
sul nostro cammino comunitario da una parte e dall'altra sulla regolarità
della nostra vita di preghiera e della nostra vita sacramentale. Il
tutto è adattato evidentemente a ciascuno dei nostri stati di
vita.
- Si dice che una delle originalità della Comunità
dell'Emmanuele sia la presenza di tutti gli stati di vita. Come siete
giunti a questo?
- Innanzi tutto siamo una comunità di laici: i primi membri della
Comunità erano tutti laici. Ben presto si sono manifestate in
seno alla Comunità dell'Emmanuele numerose vocazioni sacerdotali
e alla vita consacrata. Oggi su seimila membri impegnati si contano
un centinaio di preti ed un centinaio di seminaristi, un centinaio di
consacrati, un migliaio circa di singles, il resto sono coppie.
La chiamata comunitaria è comune a tutti. Sacerdoti, consacrati,
laici, siamo tutti battezzati, chiamati a vivere realmente il nostro
battesimo, a prepararci fin da adesso alla vita eterna, ad avere un
posto particolare nella chiesa e ad essere testimoni di Cristo. È
la chiamata alla santità, sottolineata in modo particolare dal
Concilio Vaticano II e dalla Lettera apostolica di Giovanni Paolo II
ai laici. È normale trovare in Comunità persone chiamate
al matrimonio, altre alla vita sacerdotale, altre alla vita consacrata:
è rappresentativo del Popolo di Dio.
Non separiamo la dimensione spirituale dalla vita concreta. Pierre Goursat
definiva mistico il carisma proprio dell'Emmanuele: tendere verso l'unione
con Dio nella vita ordinaria. È una particolarità della
Comunità dell'Emmanuele rispetto alle altre comunità.
Numerosi movimenti hanno al loro interno i vari stati di vita, riuniti
però in associazioni o gruppi separati. La nostra situazione
è diversa: la Chiesa, attraverso il Santo Padre, ha riconosciuto
canonicamente nel 1992 la Comunità dell'Emmanuele come associazione
di fedeli che comprende tutti gli stati di vita. Questo riconoscimento
indica che l'Emmanuele è un dono di Dio per la Chiesa. Non solo
facciamo tutti riferimento alle stesse grazie fondanti, ma le viviamo
all'interno di una stessa comunità.
- Questa diversità di stati di vita in una stessa comunità
rappresenta un nuovo volto della Chiesa?
- Il nostro è un mondo spaccato e allo stesso tempo universale,
individualista anche, reso insicuro da vari tipi di aggressioni. L'individualismo
genera il conformismo e la frattura genera la specializzazione, ovunque
presente. Le persone non comunicano tra loro, formano piccoli gruppi
a sé stanti anche nella chiesa. La Comunità dell'Emmanuele
dà un'immagine non individuale, non conformista, non dispersa
e non specializzata. Alle infermità del mondo moderno la Comunità
risponde con la solidarietà. Laici, sacerdoti, consacrati, lavoriamo
e viviamo insieme. Il fatto di essere chi sacerdote, chi laico, consacrato
o non consacrato, non deve portare ad avere nella chiesa vite e apostolati
separati.
È necessario riflettere sulla vocazione propria di ogni stato
di vita, ma a forza di definirsi e di definire la propria esistenza
in base allo stato di vita si rischia di perdere di vista l'obiettivo.
In quanto battezzati siamo chiamati tutti alla santità, gli uni
attraverso gli altri, ed alla missione insieme. La vita consacrata nella
Comunità non si distingue tanto per la specificità dello
stato di vita, ma come segno della consacrazione del battesimo che,
vissuta profondamente, porta anche gli altri alla santificazione. Non
è considerata come uno stato di vita a parte o superiore a causa
dell'eccellenza e della perfezione di questa strada: la radicalità
non è tanto nella risposta ma nell'amore di Dio per il suo popolo.