La vocazione dell'Emmanuele
La
vocazione dell'Emmanuele: dare Gesù al mondo
di Martine Catta
(Martine Laffitte-Catta è cofondatrice della Comunità
dell'Emmanuele insieme a Pierre Goursat)
- Ogni comunità riceve una specifica vocazione. Quale è
quella propria dell'Emmanuele?
"Ecco la Vergine concepirà e partorirà un figlio
che sarà chiamato Emmanuele, che significa Dio con noi"
(Matteo 1,23).
Chiedersi che cosa significano per noi membri della Comunità
dell'Emmanuele questa frase e il nome di Emmanuele vuol dire entrare
in un mistero di grazia e avanzare nella scoperta della nostra vocazione
specifica all'interno della Chiesa. Significano, è bene precisarlo,
che la Comunità dell'Emmanuele è chiamata, per vocazione,
a vivere e a testimoniare nel mondo uno specifico aspetto dell'Amore
di Dio manifestato in Gesù Cristo. Quale è allora la realtà
profonda della Comunità dell'Emmanuele?
Emmanuele:
il mistero dell'Incarnazione
Emmanuele, Dio con noi, è innanzi tutto il mistero dell'Incarnazione:
Dio che viene in soccorso dei suoi figli perduti e che, per salvarli,
si fa uno di loro, uno di noi, con una prossimità e una piccolezza
incredibili: Gesù Cristo, Dio eterno, il Re della gloria, per
raggiungerci sceglie non solo di "vestirsi della nostra carne"
con le debolezze e le opacità che le sono proprie, lui che è
sorgente della luce, ma anche di sottomettersi in tutto alle leggi della
natura e della vita umana - tranne che al peccato.
È innanzi tutto Maria che rinuncia al
suo progetto legittimo riguardo alla nascita di Gesù: Maria e
Giuseppe sono lontani da casa e vengono lasciati in strada; il Figlio
di Dio viene al mondo in una situazione di estrema miseria. La povertà
di questa nascita è una realtà e costituisce per i membri
dell'Emmanuele una chiamata di grazia che apre gli occhi e il cuore.
Ed eccoci invitati ad accogliere un neonato, totalmente dipendente;
ad accoglierlo e a contemplarlo, come si fa con un bimbo appena nato,
con lo stupore che prende di fronte alla semplicità che rende
così vicini il cielo e la terra, così accessibile il mistero
del dono di Dio. L'Emmanuele è allora qualcuno da guardare e
da scoprire nella gioia, quasi da toccare, da ammirare senza paura,
in tutte le sue componenti e anche nella somiglianza al Padre…
e quel bambino è anche Dio da adorare.
"E il Verbo si fece carne e venne ad abitare in mezzo a noi; e
noi vedemmo la sua gloria" (Gv 1,14). Dal mistero della nascita
del Figlio di Dio scaturisce il dinamismo della testimonianza da rendere:
Dio è presente in ogni cosa della vita. Con un presenza che viene
a salvare tutto e a santificare tutto.
Ogni giorno
è Natale
Due atteggiamenti essenziali circondano la venuta dell'Emmanuele:
* la gioia: la gioia di una nascita, la gioia di Maria e Giuseppe;
più ancora, la gioia di sapere che l'umanità viene visitata
dal suo Salvatore. Come dicono gli angeli ai pastori: "Ecco vi
annunzio una grande gioia, che sarà di tutto il popolo: oggi
vi è nato un salvatore" (Lc 2,10-11).
Per un membro della Comunità la grazia di Natale è come
permanente. In un certo modo ogni giorno è Natale perché
ogni giorno crede e annuncia, con gli angeli, i pastori e i magi, che
il mondo, malgrado le apparenze, ha un salvatore. Così, qualunque
sia la situazione di prova, di combattimento o di semplice serenità
che si vive, questa realtà di fede è motivo di lode.
La lode non è né una tecnica né una fuga dalle
difficoltà, ma un atto di fede che la salvezza è realmente
donata; lodare è un'arma di combattimento, una sorgente di forza
perché "Dio abita la lode del suo popolo" (Salmo 22,4).
La gioia è così rinnovata.
* vicina alla lode, l'adorazione costituisce una delle grazie fondamentali
dell'Emmanuele. "Vediamo questo avvenimento che il Signore ci ha
fatto conoscere" (Luca 2,15), dicono i pastori, e vedono. Ugualmente,
i saggi "videro il bambino con Maria sua madre, e prostratisi lo
adorarono" (Mt 2,11).
Ogni membro della Comunità è chiamato a riconoscere nell'umanità
di Gesù il vero Dio, e a spostarsi, a prendere del tempo per
vederlo e per lasciarsi istruire nella silenziosa luce della mangiatoia.
La mangiatoia è per noi anche l'Eucaristia: un Dio offerto, disponibile,
umile… "Alla sua luce vediamo la luce". Gesù rivela
qualcosa del Padre. Molto semplicemente, ci fa entrare nel suo "sì".
"Ecco, io vengo per fare, o Dio, la tua volontà" dice
Cristo entrando nel mondo (Ebrei 10,5-7 riprendendo il Salmo 40,8),
e dice anche "io offro la mia vita; nessuno me la toglie, ma la
offro da me stesso" (Gv 10,18). E Gesù ci invita a donarci
al mondo insieme a lui.
"E dopo averlo visto, i pastori riferirono ciò che del
bambino era stato detto loro. Tutti quelli che udirono, si stupirono
delle cose che i pastori dicevano" (Lc 2,17-18). "I pastori
poi se ne tornarono" (Lc 2,20) al loro lavoro, e i magi rientrarono
nei loro paesi e alle loro ricerche. Vale anche per i membri della Comunità:
illuminati e profondamente trasformati dal contatto diretto con Gesù
nell'adorazione, ciascuno riparte per la sua vita quotidiana… con
Gesù in persona. "Ecco, io sono con voi tutti i giorni,
fino alla fine del mondo" (Mt 28,20); e Gesù realizza ciò
che promette.
Sono
venuto ad accendere un fuoco
Ma l'Emmanuele che ci accompagna ci chiama anche a prendere parte alla
sua missione: andare alla ricerca di ogni uomo, ovunque si trovi, per
condurlo al Padre.
"Sono venuto a portare il fuoco sulla terra, e come vorrei che
fosse già acceso!" dice Gesù (Lc 12,49). L'adorazione
ha acceso il nostro cuore;
i sentimenti di Gesù diventano nostri. Gesù mette in noi
la "compassione", cioè ci rende vicini ad ogni uomo
per amarlo e per comunicargli che Dio si interessa a lui personalmente,
di tutto ciò che è e che vive, che c'è una speranza
ed una salvezza anche per lui qualunque sia la sua storia e la sia situazione.
Ne siamocerti, niente è troppo lontano da Dio da non potersi
avvicinare a lui, così come niente è troppo vicino a lui
perché non possa avvicinarsi ulteriormente.
La grazia
di Pentecoste
La Comunità dell'Emmanuele si situa direttamente, ricordiamolo,
nella corrente del Rinnovamento Carismatico e, in questo senso, l'esperienza
di Pentecoste è la prima grazia fondatrice, che sottende a tutte
le altre. È un'esperienza di prima o di nuova conversione: è
un incontro molto personale con Cristo vivo e risorto. Il riconoscere
lo Spirito Santo come una persona divina e l'accoglierlo in noi ci fa
entrare in una intimità nuova con Cristo; sotto l'azione dello
Spirito Santo si rivela in noi un vivo desiderio di seguire il Signore
Gesù in un'apertura docile alla chiamata di amore del Padre.
Lo Spirito Santo è sperimentato anche come slancio e forza per
condividere la Buona Novella e la gioia di Dio.
La dimensione comunitaria è legata all'effusione dello Spirito,
al dono dello Spirito Santo che rende gli apostoli fratelli, che li
associa per rendere testimonianza della Salvezza. Già Gesù
aveva voluto nascere e vivere in una famiglia, i pastori erano numerosi
a udire l'annuncio della buona Novella e i magi avevano cercato insieme
la verità. Non è meraviglioso vedere questi diversi stati
di vita riuniti intorno alla mangiatoia per la prima manifestazione
al mondo del Dio fatto uomo?
Maria, che alla Pentecoste preparava il cuore degli Apostoli ad accogliere
il dono dello Spirito Santo, era là alla mangiatoia, silenziosa,
per presentare il figlio salvatore ai primi adoratori e come per incoraggiarli
a partire verso la loro missione.
Si può dire che Maria continua a seguire con lo sguardo e ad
accompagnare ciascuno in ogni missione, piccola o grande. Maria rimane
in adorazione "conservando tutte queste cose nel suo cuore"
e allo stesso tempo arde dal desiderio di fare nascere Gesù in
ogni cuore, divenendo così un modello per l'evangelizzazione.
I membri della Comunità hanno con lei una vera e propria relazione
personale. È lei che li porta a entrare in modo più profondo
nelle grazie di adorazione, di lode, di compassione e di evangelizzazione
che caratterizzano la loro specifica chiamata. In questo senso Maria
continua a generare la Comunità dell'Emmanuele, così come
continua a generare la Chiesa.