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L’anno scorso, 17 giovani volontari guidati dal Centro San Lorenzo erano andati a portare la Croce delle GMG alle popolazioni terremotate dell’Aquila. Era stato un tempo di grazia e di intensa consolazione.

Desiderosi di continuare a essere “missionari della Croce” presso altri giovani sofferenti, quest’anno due gruppi di volontari hanno potuto portare la Croce ai detenuti del carcere romano di Rebibbia, grazie alla collaborazione con suor Rita, religiosa canossiana membro della cappellania dell’istituto penitenziario.

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Le due prime visite si sono svolte durante la quaresima 2010 nel settore IV del carcere, in cui sono reclusi i condannati per reati di mafia. Tre giovani del Centro San Lorenzo hanno ricevuto dal direttore dell’istituto un permesso speciale per organizzare due incontri con una ventina di detenuti nell’arco di una settimana. Al primo incontro i giovani del Centro hanno potuto conoscere queste persone, presentare il video “La potenza della Croce” e portare la loro testimonianza personale sullo spazio che la Croce di Gesù ha nella loro vita. La seconda visita si è svolta con una intensa celebrazione intorno alla Croce. Ann, una ragazza americana che studia a Roma, commenta così quell’esperienza: “Essendo una ragazza, non pensavo che andare nel carcere di Rebibbia insieme a due ragazzi, portando nient’altro che una croce a grandezza naturale, mi avrebbe fatto sentire così sicura e, al tempo stesso, umiliata di fronte alla fede degli uomini che abbiamo incontrato. Abbiamo pregato insieme con la Croce delle GMG sulle nostre spalle. Vedendo loro che abbracciavano e baciavano il legno della Croce, mi sono resa conto di essere stata solo portatrice della grazia e del messaggio che Dio voleva dare a quelle persone. La Croce non è soltanto fonte di consolazione e speranza, ma attraverso di essa Dio chiama i suoi figli a tornare nella sua Casa”.

Profondamente commosso dalla visita della Croce delle GMG, il direttore del carcere, dopo averla portata lui stesso sulle spalle, ha chiesto di organizzare un’altra celebrazione per tutti gli altri detenuti, con la presenza di dieci giovani e due sacerdoti del Centro San Lorenzo. La celebrazione si è tenuta il 29 maggio 2010. Ricordando che Giovanni Paolo II si era recato personalmente a Rebibbia per perdonare il suo aggressore, i giovani del Centro San Lorenzo hanno deciso di incentrare la nuova celebrazione sulla riconciliazione, affinché i detenuti potessero toccare con mano, attraverso la Croce, la grande misericordia di Dio e ricevere così una speranza nuova.


La cerimonia ha avuto inizio con la proiezione del video sulla Croce, che ha nuovamente avuto un grande impatto sui detenuti presenti, profondamente colpiti dalla forza delle testimonianze dei giovani sul loro incontro con Cristo e dalla verità delle parole di Cristo in Croce. È quindi venuto spontaneo proporre anche a loro di venire a venerare il simbolo della Passione di Cristo. Sono stati invitati a scrivere le loro intenzioni di preghiera, le loro preoccupazioni, le loro sofferenze, e a metterle ai piedi della Croce. I due sacerdoti presenti hanno fatto una bella introduzione al sacramento della confessione, come massima opportunità di ricevere personalmente la misericordia del Padre. Da quel momento, c’è stato un flusso costante di detenuti che andavano a confessarsi, alcuni per la prima volta da quando avevano ricevuto il sacramento da bambini.


Testimonia Bernard Marusic, vicedirettore del Centro San Lorenzo: “Questa, per me, è stata la manifestazione più forte di quanto sia veramente illimitata la misericordia di Dio – che qualunque cosa abbiano fatto queste persone, qualunque cosa abbia fatto ognuno di noi, non fa venir meno la pazienza del nostro Padre amorevole, che desidera solo che noi torniamo da lui. Vedere questi uomini rendersene conto e fare un passo verso il Suo amore, è stato veramente commovente. Quando siamo stati con i detenuti, dopo il momento di preghiera, alcuni (con gli occhi rossi e pieni di lacrime) ci hanno chiesto di continuare a pregare per loro e ci hanno confidato le loro speranze e i loro progetti per quando usciranno dal carcere. Altri ci hanno detto che non riuscivano a credere che questa Croce, che aveva viaggiato in tutti i continenti, fosse venuta in un luogo che, per molti versi, sembra tagliato fuori dal mondo. Per me questo è servito a ricordarmi costantemente che il Signore viene da noi “nel luogo in cui ci troviamo” e che dobbiamo solo chiederglielo. Il Signore è stato davvero misericordioso a donarci questa esperienza, a incoraggiarci come ‘missionari della Croce’ e continuare a portare la Croce delle GMG nei luoghi di sofferenza, per offrire questo simbolo di speranza a coloro che potrebbero aver perso la loro”.


Già adesso, il direttore di un altro carcere romano ha chiesto la visita della Croce della GMG per il prossimo autunno. Le grazie portate da questa Croce non sono finite!


P. Eric Jacquinet
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